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I primi oggetti: cultura materiale in epoca preistorica

Itinerario a cura dell'UNIVERSITÀ DI CAGLIARI

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Dal principio degli anni 1950, allorché si consolidava la prima nozione scientifica delle sequenze culturali della Sardegna preistorica con particolare riferimento al Neolitico (VI-IV millennio a.C.), intensive prospezioni archeologiche condotte nella piana del Campidano tra Cagliari e Oristano fecero affluire all’Università di Cagliari cospicue testimonianze di antiche produzioni di manufatti in pietra. Al paletnologo Enrico Atzeni -già Direttore del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche- con la sua instancabile attività sul terreno condotta in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, si deve infatti la progressiva costituzione di una ricca collezione di strumenti destinati ai più svariati usi quotidiani, ma anche di oggetti a spiccato valore simbolico.  Ben presto essa entrò a costituire un patrimonio di straordinario rilievo scientifico, sintesi esemplificativa dei processi evolutivi delle produzioni materiali preistoriche nell’isola e complemento imprescindibile per l’attività didattica universitaria. Acquisite al patrimonio del Centro Interdipartimentale dei Musei e dell’Archivio Storico (CIMAS) dell’Ateneo cagliaritano, oggi le collezioni litiche preistoriche si rendono disponibili anche per la più ampia divulgazione scientifica.

Ordinata secondo un criterio cronologico, l’esposizione delle collezioni litiche preistoriche del CIMCAS, con oltre quattrocento reperti, illustra l’excursus evolutivo delle produzioni, delle tecniche e dei metodi posti in atto da comunità stanziate nei villaggi all’aperto del Campidano e nelle grotte naturali del Sulcis-Iglesiente in Sardegna. Il loro arco temporale si estende dalle prime testimonianze neolitiche, datate circa 7500 anni fa, fino al periodo tardo nuragico della piena Età del ferro (I millennio a.C.). Alle armature di proiettile ed agli strumenti da taglio in pietra scheggiata (fig. 1), prodotte secondo diversi livelli di competenza e impiegati per lavorare materie vegetali ed animali di varia durezza, fanno seguito manufatti in rocce dure vulcaniche e metamorfiche lavorate mediante scheggiatura sommaria o per levigatura.

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Oltre ad asce e accette (fig. 2 e 3), macine (fig. 4), macinelli e differenti tipi di percussori (fig. 5), impiegati nelle attività agricole e di confezionamento dei cibi o nell’estrazione e trasformazione di materie minerali, sono presenti manufatti d’uso verosimilmente non pratico, indicatori simbolici di rango o status sociale (fig. 6).

Un’appendice alla serie dei prodotti locali è costituita da un gruppo di manufatti bifacciali del Paleolitico inferiore (oltre 500.000 anni fa), provenienti dal Nord-Africa. Essi aprono una finestra retrospettiva sulle più antiche testimonianze del rapporto dialettico tra l’uomo e la roccia, prima tappa verso il vertiginoso progresso tecnologico dell’epoca moderna.

 

 

 


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