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Dentro la materia: la chimica tra Ottocento e Novecento (Firenze) - Museo

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Sezione di Chimica del Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze

Gli oggetti storici conservati presso la sezione di Chimica del Sistema Museale dell’Università degli Studi di Firenze, i più antichi dei quali risalenti a Ugo Schiff, sono entrati a far parte di questa prestigiosa e antica realtà solo pochi anni fa.

I beni conservati erano confluiti presso il Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” in seguito al trasferimento, avvenuto nel 2001, dei Dipartimenti di Chimica e di Chimica Organica “Ugo Schiff”, dalla sede storica di Via Gino Capponi 9, a Firenze, dove gli strumenti e gli apparecchi avevano trovato il loro impiego storico, presso il Polo Scientifico e Tecnologico di Sesto Fiorentino.

Si trattava e si tratta di oggetti che, nel loro insieme, possiedono una forte organicità interna, essendo pervenuti tutti dallo stesso ambito disciplinare e dalla stessa sede di ricerca, ovvero gli Istituti Chimici, prima, e poi i Dipartimenti di Chimica e Chimica Organica; coprendo un arco temporale, senza discontinuità, che va dal 1864, fino ai nostri giorni.

Questi beni, conservati negli anni con cura e attenzione dagli appassionati, dai Direttori, dai docenti e dai tecnici dei Dipartimenti di Chimica e Chimica Organica “Ugo Schiff”, a partire dal giugno del 2008 hanno cominciato a essere catalogati e studiati sistematicamente grazie al progetto Chemical Heritage. Il progetto, promosso dal Prof. Antonio Guarna, già ordinario di Chimica Organica ed ex-Direttore del Dipartimento, è stato realizzato in virtù del finanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e grazie al supporto del Museo di Storia Naturale.

Nel 2012 è stato stipulato un accordo di programma tra il Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” e il Sistema Museale dell’Università degli Studi di Firenze, che ha condotto, nel luglio 2014, alla nascita dell’ottava sezione, quella di Chimica.

La Collezione degli Strumenti Storici è composta da circa centocinquanta strumenti e apparecchi, databili da metà Ottocento circa al 1980. Sono presenti strumenti ottici, elettrici, spettroscopi e apparecchi in vetro da laboratorio.

Oltre all’indiscutibile valore storico legato agli strumenti utilizzati per le sue ricerche da Ugo Schiff, uno dei padri della Chimica moderna, il cui nome è noto in tutto il mondo, la raccolta testimonia l’evoluzione della ricerca e della pratica chimica nel corso di quasi centocinquant’anni di attività, anche attraverso gli oggetti perfezionati o realizzati in proprio dagli scienziati stessi che li utilizzarono.

Per fare solo un esempio molto elementare, la collezione di bilance storiche che comprende circa venticinque esemplari testimonia l’evoluzione nel tempo di una pratica basilare, ma proprio per questo di importanza fondamentale nell’attività di laboratorio, e al contempo documenta il progresso di una competenza tecnologica sempre più sofisticata. Può essere interessante osservare l’evoluzione che conduce dai primi modelli ottocenteschi di fattura germanica, importati forse proprio grazie alla presenza a Firenze dello Schiff, alle realizzazioni italiane quasi artigianali, a quelle di grande qualità scientifica delle Officine Galileo, fino ai primi modelli digitali, usciti dal laboratorio qualche decina di anni fa.

Dal loro canto, gli strumenti di Schiff rappresentano un unicuum per la loro organicità rispetto agli altri oggetti conservati nelle collezioni chimiche fiorentine: si tratta degli strumenti utilizzati, ad esempio, per estrarre una certa sostanza naturale, come può essere l’arbutina, la quale è anch’essa conservata in museo nel suo contenitore originale di laboratorio, questa estrazione, all’avanguardia per l’epoca, è stata descritta da Schiff in una data pubblicazione, presente in archivio, che ha magari avuto necessità di bozze preliminari, delle quali vi è traccia negli appunti del Carteggio.. e così via.

Per quanto riguarda inoltre i temi di ricerca, oltre alla scoperta delle basi e del reattivo di Schiff, nel laboratorio fiorentino Schiff aveva studiato, ad esempio, i derivati dell’acido aspartico, definiti da lui stesso e dai suoi colleghi contemporanei: "tra i prodotti più complessi mai sintetizzati".  Schiff come si sa, realizzò ricerche pionieristiche in Chimica Organica. Si conservano ad esempio molte ammidi. Whöler, maestro di Schiff, aveva sintetizzato l'urea, ricavando per la prima volta un composto organico da reagenti inorganici. Aveva in questo modo confutato la teoria della vis vitalis, la presunta "forza vitale" insita nella materia organica. Schiff continuò gli studi iniziati dal maestro, ottenendo uree condensate.

Gli strumenti del suo laboratorio furono utilizzati per tali ricerche e hanno quindi un notevole valore storico-scientifico.

La Collezione Piccardi raccoglie oggetti e strumenti appartenuti a Giorgio Piccardi (1898-1972). Piccardi, lo studioso dei “fenomeni fluttuanti”, è stato uno dei più importanti chimici della scuola fiorentina nella prima metà del XX secolo. Gli anni che vanno dal 1924 al 1940 lo videro impegnato in studi pionieristici di spettroscopia e sui sistemi interfasali; le sue ricerche successive si spinsero invece verso i confini canonici della chimica, talvolta oltrepassandoli, sondando campi e fenomeni ancora oggi controversi.

Importanti furono gli studi di Piccardi sulla tensione superficiale: suo il brevetto del Tensiometro Bifilare Piccardi (Tensiometro G.P. Brevetto n. 462.316), impiegato per lo studio di sostanze chimiche e biologiche. Piccardi fu inoltre il primo a introdurre lo studio dei sistemi interfasali nei programmi di insegnamento e di ricerca, dando avvio a una “scuola”.

Nel periodo che va dal 1940 al 1972 si collocano le sue ricerche “sull’influenza delle variabili ambientali non tradizionali sui sistemi chimici, fisici e biologici fuori dall’equilibrio termodinamico”: i “fenomeni fluttuanti”, che secondo Piccardi condizionavano alcune situazioni chimiche, fisiche e biologiche. Per Piccardi infatti anche fenomeni cosmici come le macchie solari potevano avere un’influenza su particolari sistemi, come quelli biologici. Scriveva nel 1962 nel suo libro “The Chemical Basis of Medical Climatology” (American Lecture Series – Springfield, Illinois; USA): “Nel campo delle scienze ambientali un’ora non è uguale ad un’altra ora: ad ogni istante corrisponde una situazione che non resterà costante, ma cambierà man mano che il tempo trascorre.” “Il tempo anche in chimica, come in biologia, non è soltanto una durata ma una coordinata.”

Nella Collezione Piccardi sono conservati, oltre agli apparecchi per il frazionamento delle terre rare, alcuni modelli relativi alla sua “ipotesi solare” e due prototipi di Miscelatore Sincrono per i Test-Piccardi sulla precipitazione dei cristalli di ossi- cloruro di bismuto, test effettuati da Piccardi e dai suoi collaboratori, tutti i giorni, per più di circa venti anni.

 


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